Una talpa tra i dipendenti di Google avrebbe aiutato il governo cinese.

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Google-in-Cina Le scintille tra Google e il governo cinese, potrebbero generare un incendio di vaste proporzioni che non sarebbe isolato al solo mondo delle ricerche sul web. Negli ultimi giorni i media si sono interessati alla vicenda, iniziando ad indagare sulle cause che hanno portato all’attacco delle infrastrutture di oltre 30 aziende.

Da fonti autorevoli ora arrivano ulteriori dettagli sulle modalità con cui è stato possibile affondare il colpo, e secondo la Reuters il governo cinese si sarebbe servito di una talpa per violare la rete di Google e carpire i dati dei dissidenti impegnati nella difesa dei diritti umani.

Il quartier generale di Mountain View si è rifiutato di commentare, il che è già una mezza conferma, tuttavia, la Reuters aggiunge che Google sta già indagando sui dipendenti che potevano avere accesso alle infrastrutture violate dal cyber-attacco.

google-china_324 I media locali, citando fonti anonime, riferiscono che ad alcuni dipendenti di Google in Cina è stato negato l’accesso alle reti interne dal 13 gennaio scorso, mentre altri sono stati momentaneamente congelati e altri ancora trasferiti in diversi uffici Google in Asia.

Intanto le sorti future di Google.cn verranno discusse nei prossimi giorni, quando gli amministratori e il governo cinese chiariranno la situazione e faranno luce su quanto accaduto.

2 Comments

  1. Dingo ha detto:

    è plausibile, a quel livello di sicurezza è assai difficile che un esterno possa penetrare in simili infrastrutture. Se la gente non la smette di andare a votare e non comincia a circoscrivere le megalomanie degli uomini politici (che pochi giorni fa per ingraziarsi la SIAE ( tassa equo compenso) hanno fatto passare sotto silenzio quello scandaloso decreto per cui il prezzo di un hard disk da 500 GB aumenterà di circa 50-60 euro), altro che la CINA… quella è la fine che faremo

    1. TuttoVolume ha detto:

      Di questo passo credo che presto anche noi saremo ridotti allo stesso modo, basta vedere quello che sta succedendo con YouTube per capire quanto Google sia infastidito.

      Per i supporti ottici vergini già viene applicata una tassa, e questo è il solito modo di risolvere le cose in Italia, far pagare agli innocenti le colpe di altri che campano vendendo materiale protetto da copyright, e che possono tranquillamente spendere 50 euro in più per un hard disk o 10 cent per un CD.

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